Movimento Studenti

A Dio, Cristian!

Quest’oggi sentiamo il bisogno di scriverti, caro Cristian, assieme a tutta la comunità educativa e non.

Lo facciamo con il cuore pesante, di chi sa di aver perso un compagno, un amico e uno studente. Oggi tutti noi, tutta la nostra comunità si deve sentire scossa, perché ciò che ti é accaduto riguarda tutti, non é un lutto intimo ma una perdita che deve parlare a tutti, conoscenti e non.

Oggi, più che imputare colpe a qualcuno o qualcosa, bisognerebbe chiedersi se qualcuno di noi si é fatto mai piccolo per poterti stare accanto, se qualcuno di noi ti avesse ascoltato, accompagnato, accolto. Spesso diventa difficile comprendere le necessità di chi ci sta vicino perché impegnati in una vita che non conosce la parola ‘Altro’.

Le notizie come quella che ti riguarda sono tante, troppe; hanno visto protagonisti tanti tuoi coetanei che non si sono sentiti accolti, ascoltati, capiti. Non è più possibile: notizie come questa devono necessariamente lasciare un seme nell’animo di ognuno: quello della Prossimità.
Per questo ti scriviamo e vi scriviamo. Perché il dolore non può restare chiuso dentro. Perché non vogliamo che tutto questo passi nel silenzio o venga dimenticato tra qualche giorno. Perchè non vogliamo che il grido di aiuto, seppur silente, vada perdendosi tra i corridoi delle nostre scuole, tra le stanze delle nostre parrocchie, tra le relazioni delle nostre famiglie e comunità, nei luoghi che frequentiamo. Crediamo che tutti – scuola, famiglie, parrocchia, agenzie educative di ogni genere, istituzioni, ma anche noi ragazzi – dobbiamo cambiare qualcosa. Ora è il momento.

Siamo persone. Siamo giovani, Con fragilità, con domande, con momenti belli e momenti in cui sembra crollare tutto. Abbiamo bisogno di adulti ed esempi che si fermino per ascoltarci davvero, che si accorgano se qualcosa non va, che ci accompagnino. Adulti che abbiano cura fino in fondo di noi. Non con mille parole, ma con una presenza vera, con uno sguardo attento di chi sa indirizzare.
Crediamo che sia ora di chiedere a tutte le istituzioni e a tutti gli attori del mondo educativo di investire di più sul benessere degli studenti, sul loro ascolto.

E a tutti i nostri coetanei diciamo: parliamoci di più e chiediamo aiuto se serve!
Chiediamoci come stiamo, davvero. Fermiamoci a guardarci negli occhi e parlarci con semplicità, una semplicità che sa d’amore. Non c’è niente di sbagliato nel sentirsi fragili.

Cristian, ti portiamo con noi, come un monito a non lasciare mai più nessuno da solo.

A Dio.

L’équipe diocesana
MSAC

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