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PACE IN TERRA – Parole e Cammino di Pace

Assemblea unitaria – 25 gennaio 2026

Io sono l’altro

“Io sono l’altro” canta Niccolò Fabi… e in questa frase semplice e potentissima ci mette davanti a una verità scomoda: l’altro non sono io, ma potrei esserlo. È da qui che nasce il conflitto ed è sempre da qui che può nascere la pace. Lo ha sottolineato anche la dott.ssa Marzia Lillo, pedagogista e mediatrice familiare, nella sua riflessione-dialogica di apertura dell’Assemblea Unitaria dell’Azione Cattolica della diocesi di Nardò–Gallipoli svoltasi domenica 25 gennaio 2026, presso il Seminario diocesano. Il tema della pace e del conflitto è stato affrontato non in modo teorico, ma a partire dall’esperienza concreta delle relazioni umane. La riflessione si è aperta con alcune domande semplici e profonde: che cos’è la pace? Qual è il suo contrario? Chi è più bravo a litigare e chi a fare pace? Qual è il contrario di Pace? Domande che hanno subito messo in discussione l’idea, molto diffusa, che la pace coincida con l’assenza di conflitti e messo in chiaro che il contrario della pace non è solo la guerra, ma tutto ciò che divide: odio, orgoglio, barriere, indifferenza, conflitto mal gestito.

Il conflitto è comunicazione

Il conflitto, però, non è un errore del vivere insieme: è una condizione fisiologica dell’essere umano. Siamo unici e irripetibili, e proprio per questo inevitabilmente diversi. Come potremmo andare sempre d’accordo? Il conflitto è comunicazione. È dire “non sono d’accordo”, è esprimere una differenza. Eppure, nella cultura italiana, il conflitto viene spesso vissuto come qualcosa di distruttivo, da evitare. Fin da piccoli impariamo che litigare è sbagliato, che bisogna “fare pace” in fretta, magari con una filastrocca, senza davvero comprendere cosa sia accaduto. Così il conflitto diventa un tabù: se litighiamo, pensiamo di perdere la relazione. Ma evitare il conflitto non significa costruire la pace. Anzi, spesso produce relazioni fragili, fatte di silenzi, di rabbia trattenuta, di incomprensioni che prima o poi esplodono. Non esprimere il conflitto è pericoloso tanto quanto esprimerlo male. Marzia Lillo ci invita a distinguere tra conflitto e guerra. Litigare significa dire: “io e te abbiamo un problema”. La guerra, invece, dice: “tu sei il problema”. E quando l’altro diventa il nemico da eliminare, perdiamo tutti, anche noi stessi.

Imparare a litigare bene

Per costruire la pace serve una competenza che raramente ci viene insegnata: imparare a litigare bene. Questo significa non agire la rabbia, ma ascoltarla. La rabbia non racconta l’altro, racconta noi. Ci parla di ciò che sentiamo minacciato, di un bisogno, di una ferita. Per questo è importante fermarsi, prendersi una pausa, dare spazio al pensiero: la rabbia annebbia il cervello, ma può diventare una risorsa se viene elaborata. La pace non nasce quando qualcuno decide chi ha torto e chi ha ragione. Nasce quando si accetta che esistono due vissuti della stessa esperienza. Dal di fuori è spesso impossibile stabilire una verità assoluta ed è qui che entra in gioco la responsabilità della comunità: creare spazi di ascolto, di parola, di ricostruzione condivisa di ciò che è accaduto.

“Pace a voi” è una direzione

“Pace a voi” non è solo un augurio, è una direzione. La pace non scoppia, quella è la guerra. La pace si costruisce giorno dopo giorno, come un lavoro quotidiano che parte da dentro e si irradia verso gli altri. Senza la pretesa di arrivare una volta per tutte a un punto definitivo. Costruire la pace significa anche accettare che non sempre si troverà un accordo. Significa riconoscere la dignità dell’altro, anche quando il suo punto di vista è distante dal nostro. Posso prendere le distanze, posso non condividere, ma posso riconoscere che l’altro esiste e che il suo sguardo ha diritto di stare nel mondo. “Forse io sono l’altro” suggerisce la canzone di Fabi. Forse la pace in terra comincia proprio da qui: dal ridimensionare il nostro io, dal ricordarci che non siamo il mondo, ma siamo nel mondo, insieme agli altri. Piccoli, diversi, preziosi. E capaci, se impariamo, di attraversare il conflitto senza distruggerci.

La pace che ci insegnano i piccoli

E in questo costruirsi giorno dopo giorno, in questo ridimensionarsi per fare posto all’altro in cui sono coinvolti tutti, anche i piccoli trovano il loro spazio.

La pace si costruisce a partire dal quotidiano, nel tempo che si trascorre insieme: ce lo hanno ricordato i ragazzi dell’Acr che hanno preso parte all’Assemblea, insieme alle loro famiglie e che, diventando protagonisti di un gioco di ruolo dal titolo “Il Giudice di Pace” si sono ritrovati a far parte di due giurie popolari. La Giuria dei Figli, esperta in desideri, libertà e “io ce la faccio da solo” e la Giuria dei Genitori, esperti in cura responsabilità e “lo faccio per il tuo bene”, le quali dopo aver riflettuto su un caso di una piccola e comune discussione genitori-figli, mettendo insieme alcuni articoli del codice di contemperamento delle liti familiari e con l’aiuto del Giudice di Pace” hanno messo nero su bianco ciò che non deve mai mancare in ogni famiglia.

Ascolto, cura, dialogo, empatia, collaborazione, rispetto, confronto, condivisione, felicità, amore… alcune delle parole che non devono mai mancare affinché ciascuno costruisca relazioni che permettano, a partire dal nostro piccolo, che il mondo sia una casa sicura per tutti.

 

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