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Artigiani del futuro: mettersi a servizio del Signore – il Vescovo Fernando all’AC

Pubblichiamo l’intervento del nostro Vescovo S.E. Mons. Fernando Filograna al Convegno per i 150 anni di AC tenutosi a Matino il 3 dicembre 2017.


di S.E. Mons. Fernando Filograna*

Sono davvero felice di incontrarvi oggi, così numerosi e in festa per il 150° anniversario di fondazione della AC.

Vi saluto tutti con affetto ad iniziare dal presidente diocesano, Andrea,  al consiglio diocesano; dall’Assistente diocesano, d. Tony, agli assistenti di settore; dal Vice Presidente Nazionale, Michele Tridente, che ringrazio per aver accolto l’invito a stare con noi, a ciascuno di voi, presidenti parrocchiali, consiglieri, soci, giovani e anziani, fratelli e sorelle. L’Azione Cattolica è stata e continua ad essere davvero un meraviglioso cammino di fede, un cammino di santità.

Quanti ragazzi, giovani, adulti della nostra diocesi sono diventati discepoli di Gesù e, hanno vissuto da veri testimoni gioiosi del suo amore nel mondo!!! (cfr. Papa Francesco)

Per il cammino svolto nella nostra diocesi il nostro Grazie al Signore: so che ci sono iniziative finalizzate a riscrivere le pagine più belle di questo cammino per donarle affinché diventino scrigno di memoria a cui attingere per costruire il futuro e per alimentare la nostra vita.

Il Convegno celebrativo lo svolgiamo a Matino per rendere omaggio al nostro presidente, ma soprattutto perché Matino ci accoglie, mette a disposizione le sue strutture: grazie al Signor Sindaco, a tutta l’amministrazione comunale, alle Parrocchie, alle azioni cattoliche parrocchiali, alle confraternite e a tutti coloro che hanno collaborato per la realizzazione del Convegno e della mostra nella chiesa della Pietà.

Il titolo del convegno è tratto dal volume scritto a più mani dal nostro d. Tony, dal Vicepresidente qui presente Michele Tridente e da Lucia Colombo, con la prefazione del Presidente Nazionale Matteo Truffelli, e ci guida a guardare al futuro facendoci forti dell’esperienza secolare.

Dice il Presidente Nazionale: “ci invita a guardare alla nostra vita con profondità e verità, senza fermarsi alle apparenze, ci incoraggia a compiere scelte audaci, per costruire un mondo più bello, a partire da piccoli passi concreti”. (cfr. Truffelli)

Ma questo invito stasera ci giunge da Gesù stesso attraverso il Vangelo appena ascoltato. Gv. 4,3-5: “Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura”.

Sono parole che come eco dovremmo sempre sentire riecheggiare nel nostro cuore, perché mentre ci invitano a guardare l’immenso orizzonte del mondo, ci riconsegnano la missione che da 150 l’ACI porta avanti.

Infatti mentre festeggiamo i 150 anni di storia e di missione, la stessa missione viene riconsegnata a noi come eredità che non dobbiamo sciupare e disperdere anzi che dobbiamo accrescere. Anche noi siamo chiamati a rivestirci di luce e risplendere come la città posta sul monte che fa luce e attira a Cristo L’umanità.

Ma dobbiamo ripartire da Cristo, incontrarlo nella preghiera, conoscerlo nel Vangelo, amarlo nell’Eucaristia e nel fratello e riflettere la luce del suo volto.

Rivolgiamoci a Maria, alla vigilia della sua festa perchè nessuno più di Lei può aiutarci e incoraggiarci in questo impegno. Chi più di Lei può insegnarci ad amare quel volto che Lei ha fissato con immenso amore durante tutta la sua vita.

Certo di fronte a questa meravigliosa eredità e missione rimane il dubbio, la paura, emerge tutta la nostra fragilità che ci induce a chiuderci in noi stessi, a fare affidamento alla nostra autosufficienza.

I discepoli pur avendo trascorso tanto tempo con Gesù non comprendono la scena di Gesù con la Samaritana, sono come la samaritana che ha appena conosciuto Gesù, l’ha incontrato per la prima volta, e giustamente si chiede “Che sia forse il Messia?”. Non è convinta, eppure diventa annunciatrice, apostola; ha appena assaporato l’acqua viva che sente il bisogno di comunicarla ai suoi concittadini.

Questa donna è già la gioia di Gesù, il seme è stato gettato, i frutti si vedono.

È stato sufficiente a quella donna incontrare il Signore, lasciarsi scrutare nel cuore, risvegliare le sue attese più profonde, scoprire il bisogno di essere salvata, è bastato fare un esame della sua coscienza e avvertire l’amore misericordioso di Gesù per diventare portatrice del Vangelo, della bella notizia: ‘venite a vedere’.

E Gesù vede arrivare i samaritani e rivolge ai discepoli una suggestiva provocazione: “Guardate…”!, parla di “messi che biondeggiano” in una regione tradizionalmente ostile a Gesù e ai giudei: i samaritani uscivano dalla città per andare da Lui…

I discepoli erano sorpresi: non potevano immaginarlo…

Anche stasera il Signore rivolgendosi a noi contesta le nostre paure, i nostri calcoli e ci invita a guardare al mondo con fiducia e speranza: è un Dio che crea novità, un Dio di sorprese.

Ha detto Papa Francesco che

“non è cristiano camminare con lo sguardo rivolto a terra, come se il nostro cammino si riducesse al piccolo spazio dove mettiamo i piedi, dove viviamo, come se la nostra vita non avesse nessuna meta… Non siamo gente che si trincera nei propri ambienti, emettendo giudizi amari sulla società, sulla chiesa, su tutto e tutti…inquinando il mondo di negatività. Lo scetticismo lamentevole non appartiene a chi è familiare con la Parola di Dio. Gesù ci invita a guardare oltre, lontano, all’umanità che abbonda di cuori freddi, stanchi, aridi, feriti…per discernere la presenza del bene e vedere come la Parola di Dio continua a incarnarsi.”

Accogliamo questo invito a dissetarci alla sua acqua viva, a purificare la nostra vita, a cambiare mentalità, a metterci alla scuola del Vangelo e guardando il mondo, le nostre parrocchie avvertiamo l’esigenza di mietitori perché prima di noi ci sono stati seminatori e diciamo: ‘Eccomi Signore, accoglimi come seminatore e come mietitore del tuo Regno. Manda me nella tua messe!!!’

Ha detto Papa Francesco a Cracovia:

Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro”.

Questo vuol dire essere artigiani del futuro: mettersi a servizio del Signore.

Ora vorrei tratteggiare alcune coordinate, qualità che devono stare a cuore.

  1. ESSERE TESTIMONI DI COMUNIONE.

Sempre Papa Francesco in EG ci ha detto:

Ai cristiani di tutte le comunità del mondo desidero chiedere specialmente una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa. Che tutti possano ammirare come vi prendete cura gli uni degli altri, come vi incoraggiate mutuamente e come vi accompagnate: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). È quello che ha chiesto con intensa preghiera Gesù al Padre: «Siano una sola cosa … in noi … perché il mondo creda» (Gv 17,21). Attenzione alla tentazione dell’invidia! Siamo sulla stessa barca e andiamo verso lo stesso porto! Chiediamo la grazia di rallegrarci dei frutti degli altri, che sono di tutti” (n. 99)

Il Papa ci incoraggia al rinnovamento e ci suggerisce anche il metodo:

150 anni: felice anniversario

  • per una migliore conoscenza e adesione alla nostra Associazione,
  • per sperimentare una maggiore comunione fraterna
  • per vivere una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia
  • per una feconda testimonianza nel nostro territorio.

Siamo qui per rallegrarci dei frutti delle generazioni precedenti, per accoglierli, custodirli e trasmetterli.

La Chiesa è come un giardino magnifico, caratterizzata da colori, forme, profumi caratteristici, e l’AC come una pianta in mezzo alle altre.

Ringraziamo il Signore per la bellezza del carisma dell’AC!!!

E rinnoviamo la nostra vita spirituale, ravvivando la grazia del battesimo, per accrescere la vita nello Spirito e rivitalizzare con spirito cristiano la cultura e l’ambiente in cui operiamo.

L’AC parrocchiale come ognuno di noi deve essere l’incarnazione del Verbo, come una tessera del maestoso Cristo dispiegato nel tempo.

Ognuno di noi, è testimone di una Parola, di un incontro, di un’amicizia intima col Verbo, capace di diffondere la bellezza e il profumo di Gesù.

E stando insieme nell’AC dobbiamo educarci ad ammirare la bellezza di tutti gli altri fiori, guardarli, osservarli, amarli, vedere in essi riflesso la bellezza di Dio.

Gesù che è in me, che ha plasmato la mia anima, è anche nel cuore dei fratelli, e come lo amo in me, così lo amo nel fratello che è vicino a me.

Viviamo allora nelle nostre associazioni parrocchiali una spiritualità della comunione: impariamo a tessere rapporti di amicizia, stima reciproca, rispetto, attenzione…

In questa circolarità dell’amore, che ci fa essere dono l’uno per l’altro, deve emergere l’identità più profonda, la vera appartenenza all’AC: c’è Qualcuno in mezzo a noi.

EG 272: ‘Ogni volta che ci incontriamo con un essere umano nell’amore, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio. Ogni volta che apriamo gli occhi per riconoscere l’altro, viene maggiormente illuminata la fede per riconoscere Dio. Come conseguenza di ciò, se vogliamo crescere nella vita spirituale, non possiamo rinunciare ad essere missionari. L’impegno dell’evangelizzazione arricchisce la mente ed il cuore, ci apre orizzonti spirituali, ci rende più sensibili per riconoscere l’azione dello Spirito, ci fa uscire dai nostri schemi spirituali limitati. Contemporaneamente, un missionario pienamente dedito al suo lavoro sperimenta il piacere di essere una sorgente, che tracima e rinfresca gli altri. Può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri. Questa apertura del cuore è fonte di felicità, perché «si è più beati nel dare che nel ricevere» (At 20,35). Non si vive meglio fuggendo dagli altri, nascondendosi, negandosi alla condivisione, se si resiste a dare, se ci si rinchiude nella comodità. Ciò non è altro che un lento suicidio’.

Mi piace sognare la nostra AC come scuola di comunione, in cui si impara a vivere nella verità e nella carità, per divenire costruttori di un mondo migliore. (cfr. Benedetto XVI)

Condividiamo progetti di fraternità cristiana, diffondiamo la cultura di comunione, diamo luogo nelle nostre comunità parrocchiali ad azioni congiunte di evangelizzazione, rafforziamo ed estendiamo i vincoli di reciprocità, collaboriamo per rispondere alle sfide del nostro tempo…

L‘AC, quando vive in modo autentico e fecondo, apre nuove strade, reti di fraternità che uniscono culture diverse… diventa una risposta alla notte di questo mondo.

Lo Scultore della Chiesa è il Signore, non si stanca di lavorare col martello la pietra grezza grossolana che è ciascuno di noi, per togliere tutte le asprezze e scorie, in modo da far emergere il più possibile la forma divina. Chiediamo all’Artista divino perché ci renda sempre più luminosi, riflesso della comunione.

  1. RICOMINCIAMO INGINOCCHIATI.

L’atteggiamento più autentico è quello della preghiera:

EG 264. La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più. Però, che amore è quello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere? Se non proviamo l’intenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci. Abbiamo bisogno d’implorare ogni giorno, di chiedere la sua grazia perché apra il nostro cuore freddo e scuota la nostra vita tiepida e superficiale. Posti dinanzi a Lui con il cuore aperto, lasciando che Lui ci contempli… Che dolce è stare davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo, e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita!

La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore, è sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore… Perciò è urgente ricuperare uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova. Non c’è niente di meglio da trasmettere agli altri.’

L’AC scuola di comunione e scuola di preghiera

EG 266. Il vero missionario, che non smette mai di essere discepolo, sa che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno missionario. Se uno non lo scopre presente nel cuore stesso dell’impresa missionaria, presto perde l’entusiasmo e smette di essere sicuro di ciò che trasmette, gli manca la forza e la passione. E una persona che non è convinta, entusiasta, sicura, innamorata, non convince nessuno’.

Azione Cattolica – Passione Cattolica: ma occorre una conversione pastorale: occorre una revisione dei piani, progetti per evitare l’inerzia, la fossilizzazione, la perdita dello splendore della testimonianza, l’eccessiva istituzionalizzazione organizzativa.

Il Signore ci chiede sempre di più e meglio: aprire il cuore e l’intelligenza allo Spirito e sfuggire il ripiegamento su noi stessi.

La missione procede per attrazione: solo la bellezza di Dio affascina e attira: rompe pregiudizi, sveglia cuori anestetizzati, fa porre tante domande e attese, suscita la sequela .

Non possiamo mancare quest’ora di grazia. Abbiamo bisogno di una nuova Pentecoste! Dobbiamo andare verso le persone, le famiglie, le comunità, i popoli per comunicare e condividere con tutti il dono dell’incontro col Signore che ha riempito le nostre vite di senso, di verità, di amore, di gioia, e di speranza.! Non possiamo rimanere tranquilli in attesa passiva, dentro le nostre chiese; urge invece correre in tutte le direzioni per proclamare che il male e la morte non hanno l’ultima parola, che l’amore è più forte: che siamo stati liberati e salvati dalla vittima pasquale del Signore della storia, Che Egli ci convoca nella chiesa e che vuole moltiplicare il numero dei discepoli e missionari per la costruzione del Regno”. (Aparecida 548)

*Vescovo di Nardò-Gallipoli

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