Movimento Studenti Principale

“Riconoscersi negli occhi delle persone” – le Segretarie MSAC nei luoghi della memoria

In questa Giornata della Memoria 2018 vogliamo riportarvi le emozioni e i sentimenti delle nostre due Segretarie MSAC di rientro dall’esperienza forte del Treno della Memoria, che le ha portate a visitare alcuni dei luoghi chiave dove si è verificato il più grande genocidio della storia contemporanea.

Giorgia, Claudia, come state?

Giorgia: “Sono di rientro da un’esperienza forte come quella del treno della memoria e mi sento diversa. Quasi scombussolata. Come se ancora dovessi metabolizzare tutto quello che ho visto. Come se non mi sembrasse vero.”

Claudia: “Appena tornata da un viaggio di otto giorni con meta le due città di Praga e Cracovia, dove abbiamo trascorso la maggior parte dei giorni. Viaggio reso possibile grazie all’associazione Treno della Memoria, con il quale sono state ripercorse le tappe che hanno portato meno di settant’anni fa al terribile genocidio da parte della Germania nazista di ebrei, cittadini polacchi, oppositori politici al regime, omosessuali e tutti coloro considerati “impuri” rispetto alla razza superiore, la loro.”

Che avete fatto in questi giorni?

Giorgia: “È stata una settimana intensa. Abbiamo visitato i luoghi della memoria, a partire da Praga con il ghetto ebraico, con la cittadina di Lidice rasa al suolo durante il periodo nazifascista, e poi Cracovia con la fabbrica di Schindler, con il quartiere ebraico, con i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.”

Cosa vi sentite di raccontare su questa esperienza?

Giorgia: “Non è un’esperienza facile da raccontare ed infatti è difficile dire qualcosa in questo momento e trattenere le lacrime perché le emozioni sono così talmente forti, così talmente vive che ti sembra di camminare al fianco di quegli uomini, di quelle donne, di quei bambini deportati. Vedi i loro occhi, i loro corpi minuti, il loro dolore e respiri la loro stessa speranza.

Sembra incredibile che sia successo, che l’uomo sia riuscito a partorire questo mostro, ma è accaduto e stare lì, in quei posti mi ha riportato ai nostri giorni, alla nostra società.”

Claudia: Le emozioni sono state tante e intense: nei ghetti si sentiva il movimento e l’angoscia delle persone che vi abitavano, nei campi di concentramento si percepivano i respiri, le sofferenze e anche la speranza di quelle povere vittime che morivano per un sí o per un no, per puro gioco.”

Guardando oggi, alla nostra società, cosa vi sentite di testimoniare?

Giorgia: “Una società che, probabilmente, ancora ragiona per categorie, che rimane indifferente di fronte a tutte quelle migliaia di persone che perdono la vita per scappare dalla guerra, che discrimina ancora gli uomini in base ai loro orientamenti politici, religiosi, in base al loro colore della pelle, ai loro Paesi di provenienza, che ha bisogno dell’immagine di un bambino morto sulla spiaggia per sentirsi il nodo alla gola, che non comprende che di fronte ad una madre che vuole sfamare il proprio bambino e garantirgli un futuro migliore, al sicuro, lontano dall’odio e dagli spari dei cannoni non ci sono frontiere che tengano.

Forse dovremmo uscire da queste strutture, dovremmo capire che chi ci sta attorno è una persona come noi, una persona che ci chiede aiuto, una persona dal viso addolorato e dagli occhi carichi di speranza.

E allora è necessario riscoprire la bellezza della condivisione, dello scambio, dell’essere fratelli perché è solo in comunione, è solo nell’amore che siamo in grado di tirar fuori la parte più bella di noi, quella più umana, quella più empatia, quella più viva!”

Claudia: “È un viaggio che fa rivivere la storia e insegna a guardare al futuro con una prospettiva nuova, con più attenzione a ciò che ci circonda, alle parole dette, alle persone perché quello che è accaduto non è detto che non succederà più e in questo presente in cui il diverso viene mandato via ed emarginato.

Si provano emozioni mai provate prima a cui probabilmente è difficile anche dare un nome, si comprende la crudeltà umana e non si realizza come un uomo possa fare tanto male a un suo simile

Bisogna riconoscersi negli occhi di quelle persone e rivivere insieme allora, solo allora qualcosa dentro di noi potrà vibrare e renderci sensibili ai mali del mondo.”

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