Principale

Saluto del Vescovo Fernando all’Assemblea di AC

L’Ac di Nardò-Gallipoli: radici nel passato, ali nel futuro custodendo l’essenziale!

  1. Eccoci giunti a un altro appuntamento significativo per la nostra AC diocesana: il rinnovo del Consiglio Diocesano dopo il rinnovo dei consigli parrocchiali.

Saluto cordialmente tutti i presenti nella consapevolezza che la nostra AC è chiamata a vivere una nuova stagione bella: il 150° anniversario della sua storia e un nuovo triennio di cammino condiviso.

Saluto i nuovi e i vecchi eletti: grazie per la vostra presenza, per il vostro instancabile servizio; grazie per il vostro amore alla nostra Chiesa Diocesana.

Un saluto particolare e un ringraziamento fraterno va al Presidente Andrea e a tutto il Consiglio uscente, per l’amore profondo, la sapiente conduzione dell’associazione, l’intelligente partecipazione alla pastorale diocesana, il dialogo sempre aperto e costante.

Un saluto a Maria Pellegrino consigliere nazionale del settore Giovani.

E un grazie al Sindaco per aver messo a disposizione il Palazzo Marchesale, a d. Angelo per averci accolti in questo meraviglioso Santuario, ma permettetemi un abbraccio fraterno a d. Francesco e a tutti gli assistenti spirituali diocesani e parrocchiali.

Già dal saluto percepite che c’è tanto affetto!

Lasciamoci questo pomeriggio guidare dallo Spirito e guardiamo al futuro con fiducia e speranza, e soprattutto con gioia. L’A.C. continuerà sicuramente ad essere significativa nella nostra Chiesa locale. Da essa sono venuti e continueranno a venir fuori laici credenti  a servizio della vita della Chiesa e della città dell’uomo con l’entusiasmo e la gioia di vivere da battezzati l’avventura della storia. In essa continueranno a maturare le vocazioni di sante e i santi laici.

  1. FARE NUOVE TUTTE LE COSE: l’AC di Nardò Gallipoli radici nel passato e ali nel futuro, custodendo l’essenziale.

E’ lo slogan scelto per indicare il cammino. Si ispira a Is 43, 18-19 «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova» Il popolo d’Israele, quando era in esilio in Babilonia, guardava con nostalgia al passato, quando Dio era intervenuto con potenza e lo aveva liberato dalla schiavitù dell’ Egitto. Vivendo un tempo di prova pensava che Dio non avrebbe mandato più un altro Mosè, non avrebbe più operato i grandi prodigi di un tempo. Invece Dio attraverso Ciro, lo libera e il ritorno nella terra promessa diventa ancora più straordinario dell’esodo dall’Egitto.

Dio non si ripete mai! Il suo amore è capace di operare cose ben più grandi di quelle che ha compiuto nel passato. Ecco perchè il profeta Isaia invita: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova»

Anche l’apostolo Paolo, riprende le parole di Isaia, e annuncia l’inimmaginabile intervento di Dio nella storia. Nella morte e risurrezione di Gesù egli fa nuova la creatura umana, la ricrea per una vita nuova. E nell’Apocalisse Dio annuncia che il cosmo intero sarà ricreato: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.

Noi siamo la “cosa nuova”, la “nuova creazione” che Dio ha generato. Il Battesimo ci ha reso nuove creature, figli amati da Dio, santi per vocazione. Ha reso nuovo il nostro essere e il nostro agire: continua a operare “cose nuove”.

  1. Cosa si aspetta da noi?

Riempire d’amore ogni attimo della giornata: accogliere quelle grazie particolari che ci offre ogni istante per costruire il suo Regno. La vocazione dell’AC si innesta sulla vocazione battesimale, non è altro che lo stile di vita del battezzato. Far parte dell’AC è assumere in maniera consapevole e responsabile la missione stessa della Chiesa, collaborare alla sua azione evangelizzatrice. Il cuore della nostra spiritualità consiste nel non rimanere ancorati a noi stessi, alle nostre strutture, ma recarci là dove le persone vivono, con l’entusiasmo per Gesù e la Chiesa, perchè è l’amore di Cristo che ci spinge (2 Cor. 5,14) a trasmettere agli altri la fede.

Questa è la più sublime opera d’amore verso il prossimo.

  1. Radici nel passato: Il lungo e fecondo cammino dell’AC nella nostra Chiesa ci onora e ci responsabilizza. Nella nostra associazione colgo vitalità ed entusiasmo, e dal DOCUMENTO ASSEMBLEARE DIOCESANO per il TRIENNIO 2017-2020 vedo che la nostra Associazione è in linea con la direzione indicata anche da Papa Francesco: non è importante rinnovare le strutture, ma rinnovare lo spirito attraverso la conversione del cuore generata dall’incontro con Cristo.
  2. Ali nel futuro: l’associazione ravviva il suo desiderio di essere lievito con l’amore fraterno, la solidarietà, la condivisione, perché oggi è in crisi l’uomo quale immagine di Dio, e noi con la nostra presenza, col nostro impegno e con la nostra identità offriremo risposte adeguate.

Vivere l’associazione non significa complicarci la vita con una faticosa serie di impegni e di riunioni, ma essere animati dalla passione di custodire la comunione e la fraternità che il Signore ha inventato, che sostiene con il suo Spirito e che richiede la nostra intelligenza.

Dovremmo imparare ad applicare a noi stessi alcune frasi che utilizziamo nella vita quotidiana:

‘la Chiesa deve essere una chiesa umana!’ io devo diventare più umano!

‘La Chiesa deve essere più vicina a Dio e alle persone!’ io sarò più vicino alle persone.

‘La Chiesa deve essere aperta al dialogo’  Io quanto sono aperto dialogo?

‘Il potere della Chiesa è il servizio’ Come vivo il mio servizio?

‘La Chiesa deve essere attraente e affascinante’ Cosa faccio io perché la Chiesa sia così?

‘La Chiesa deve essere autentica e credibile’ Vivo la fede in modo autentico e credibile?

‘La Chiesa deve essere misericordiosa e comprensiva’ mi comporto in modo misericordioso?

Ogni ‘si deve’ e ‘si dovrebbe’ è rivolto ciascuno di noi.

Auguro una AC autentica, umile, semplice, credibile e questo desiderio si avvererà se ognuno di noi, vivrà in modo autentico, umile, semplice, credibile.

  1. Condividiamo tutti il cammino in ambito parrocchiale e diocesano.
  2. Maturiamo stili di vita evangelici capaci di “fare opinione”.
  3. Mettiamo a servizio della nostra Chiesa il patrimonio di esperienze e di passione maturato in 150 anni.
  4. I nostri laici vivano con passione, competenza, interesse, l’impegno per il bene comune.
  5. Gli educatori siano testimoni di una vita cristiana piena, che risplende anche nella dimensione pubblica.
  6. La nostra associazione difenda il rispetto assoluto della vita, la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio, la sobrietà delle scelte quotidiane, la solidarietà verso chi vive in difficoltà per la mancanza o la precarietà del lavoro, la scelta preferenziale dei poveri.

La fedeltà che ci è richiesta è vivere in pienezza il Battesimo, vivere con fierezza  il senso di Chiesa e valorizzare il servizio come modo di vivere la quotidianità e l’ incarico associativo.  Saremo responsabili di un pezzo di storia, non padroni insostituibili: a noi oggi viene consegnato un testimone che, se davvero inciderà nella nostra vita e ci farà incontrare il Signore, lo consegneremo fra tre anni arricchito dall’esperienza personale, da un’ autentica logica del servizio.  L’amore al Crocifisso e lo sguardo materno della Madonna della Grazia guidino la nostra AC.

Galatone, 15 gennaio 2017

+ Fernando Filograna
vescovo di Nardò-Gallipoli

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