Fai rumore

Il senso di “riscoprire” una vita migliore

di Valeria e Marco

Pubblichiamo i racconti dei giovani della Parrocchia “Santa Famiglia” in Matino che, nelle prossime domeniche e giorni santi, parleranno della vita e della loro fede in questo momento difficile in attesa della rinascita pasquale, un grande dono per sentirsi insieme un po’ più vicini anche se lontani.

Il mondo ha vissuto tanti momenti difficili nel corso dei tempi, ma questo sembra essere diverso, sembra essere inspiegabile, incerto nella sua essenza e nella sua fine.

Difficile lo è di più perché ci ha costretto a vivere in un modo diverso dalla quotidianità, dalla nostra, a volte noiosa, routine. Questa sofferenza ci ha costretto a fare i conti con noi stessi, con la solitudine della nostra mente ormai vuota da tutti gli impegni che inondavano le nostre giornate.

I giorni sembrano ormai un copia e incolla, un Déjà vu, se non fosse altro per quei pochi giorni di lavoro alla settimana che sembrano come una fuga dalla soffocante vita solitaria, come l’ora d’aria per i detenuti, come un lamento del sofferente…

Ma, a nostro avviso, quello che questo momento ci sta facendo vivere è quello dello “riscoprire”, riscoprire quanto sia bello e appagante vivere delle giornate lontano dalla frenesia della vita di tutti i giorni, riscoprire quanto sia bello dire ad una persona cara “mi manchi perché non posso vederti”, riscoprire l’amore e la bellezza della presenza dei nostri cari, l’unicità dell’amicizia, il riscoprire la bellezza e l’essenza dell’intimità con Dio (visto che questa sofferenza ci ha allontanato dalle nostre parrocchie, dalle nostre guide spirituali, dalla nostra comunità), la bellezza della preghiera, magari pronunciata con l’unione della famiglia.

Abbiamo riscoperto la mattina, la fortuna di un giorno nuovo, anche quel semplice segno di croce, quel dire grazie Signore per averci donato un nuovo giorno, per averci donato ancora la possibilità di lottare questa battaglia insieme ai nostri fratelli, di poter dare il nostro aiuto e dire basta a questa sofferenza.

La bellezza di una semplice candela accesa in veranda, la sera della festa del papà, la preghiera del Padre Nostro, per poter dire grazie Papà per averci donato la vita, per donarci il Tuo amore, per chiedergli la forza di poter sostenere questo momento.

Lo sconforto è stato immenso nel vedere una sera il numero delle vittime, era così pesante e importante, quanti nostri fratelli avevano perso la vita in quel momento. Fa strano vivere questa situazione nel periodo della quaresima, sarebbe impossibile pensare e paragonarci a ciò che ha vissuto Cristo in quei momenti, ma forse anche noi stiamo vivendo il “nostro esserci ritirati” nel deserto con la nostra quarantena, di essere “tentati” durante queste piatte giornate, chi in un modo e chi in un altro.

Di sperimentare il “tradimento”, a volte indossando le vesti di Pietro, assumendone le sembianze, ma non quelle del pescatore di uomini, non quelle di edificatore della Chiesa, ma quelle del traditore.

Con la nostra ipocrisia, con i nostri pensieri superficiali…Eh ma Dio in questo momento dov’è? Che cosa abbiamo fatto per meritarci questo? “, abbiamo rinnegato l’Amore, il coraggio, l’amicizia, la fede, per poi piangere amaramente.

Di “percorrere ” la nostra via crucis chi in prima persona, chi a distanza, chi da solo.

Di sentirci un po’ come “Simone di Cirene”, costretti a portare quella croce, quel peso che non ci appartiene, quella sofferenza che non avremmo mai voluto incontrare.

Di aver toccato, visto, pensato, sfiorato e vissuto la morte, chi perdendo la vita, chi la vita l’ha vista andar via e non ha potuto combattere affinché questo non accadesse, chi ha visto morire la propria anima nello sconforto, chi guardando con occhi esterni ha vissuto uno stato di totale inerzia su quanto stia succedendo nel mondo.

Non possiamo comprendere il dolore di Gesù sulla croce, è qualcosa di inspiegabile, di inimmaginabile, troppo forte, ma quel buio che sovrasta la luce, che lotta con la vita, quello sì, ci appartiene.

Di una cosa però ognuno di noi deve essere sicuro di poter vivere, la “resurrezione”, quella resurrezione che Cristo ha vissuto, quella resurrezione promessa, quella resurrezione che ci farà vivere, speriamo, in modo totalmente diverso da quanto vissuto fin ora, una vita piena di amore, di speranza, di fede, piena e consapevole che anche un semplice abbraccio, un ti voglio bene, un semplice ciao, una stretta di mano possano rendere la nostra vita una vita piena di resurrezione.

Ci piace pensare che durante questo periodo di piena sofferenza il nostro Dio stia intonando note di speranza, stia intonando una dolce melodia… ci vengono in mente le parole di una splendida canzone “ed io avrò cura di te”… ecco, così immaginiamo il nostro Dio, che come sempre ha fatto, ora più che mai, ha cura di noi!

Alla fine di questo brutto momento, fra le tante immagini che hanno invaso le nostre pagine Facebook, Instagram ecc… magari l’immagine che dovremmo postare è quella semplicità dell’essere un po’ bambini e dire grazie a quell’amore che più ci riempie la vita! Imitare anche solo per un momento quell’amore così sconfinato di Gesù verso il Padre.

Con l’augurio per tutti, che alla fine di questo infausto periodo ciascuno di noi possa dire e sentirsi davvero risorto ad una vita nuova!

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